Cultura materiale

Il territorio della Strada dei Sapori delle Valli Varesine è ricco di tracce che raccontano il lavoro dell’uomo a stretto contatto con la natura dei luoghi: ci sono sono mulini, magli e altri luoghi adibiti alla lavorazione dei prodotti della terra; ci sono inoltre i forni per la lavorazione artistica della ceramica. Nell'area di Viggiù possiamo ammirare le cave e i manufatti degli scalpellini che hanno impreziosito, con la loro opera, musei, ville, abitazioni. Proseguendo lungo la strada che porta a Curiglia si raggiunge Monteviasco, gioiello della Valveddasca incastonato sulle Prealpi che sovrastano il Lago Maggiore, a cui si arriva solo tramite una mulattiera a scalini o prendendo una funivia. Gli edifici rurali, costruiti in pietra e legno, che si susseguono nella particolare architettura del borgo, sono una spettacolare testimonianza della cultura materiale e tradizionale di questa valle.


Cadegliano Viconago - Parco dell’Argentera

Il Parco dell’Argentera è un tripudio tra natura e vecchi mulini ristrutturati. L’acqua ci accompagna con i suoi salti di gioia. L’antico percorso ferroviario, ora è divenuto uno delle più interessanti vie ciclabili del territorio. Il parco è attraversato anche da una fitta rete di sentieri escursionistici da percorrere a piedi o in mountain-bike. La discesa verso Ponte Tresa e Lavena è affascinante e resa particolare dai percorsi illuminati in galleria; arrivati in vista del lungolago di Lavena, ecco lo spettacolo dell’azzurro che si fonde nel verde del paesaggio.

L’area del parco dell’Argentera, già nota in epoca Romana per lo sfruttamento delle miniere, grazie alla presenza di diversi corsi d’acqua arrivò ad avere tra il 1700 e il 1800, diciotto mulini. Oggi all’intero del parco sono rimasti quatto mulini, le opere di restauro hanno evidenziato la presenza di fregi, decorazioni, e affreschi di ispirazione cavalleresca, che arrivano a occupare anche intere facciate.

All’interno del parco, attraversato dalla pista ciclabile che da Marchirolo porta a Ponte Tresa, si trova un ponte ferroviario in ferro ad arcate del primo Novecento e si caratterizza per i suoi rari e particolari alberi d’alto fusto. Il parco dell'Argentera è un gioiello naturalistico di più di 50000 metri quadrati. 

Parco dell’Argentera
21031 Cadegliano-Viconago, Lavena Ponte Tresa


Cocquio Trevisago - Museo Innocente Salvini

L’affascinante Museo Innocente Salvini è ospitato nel mulino che si erige dal 1870 su una delle anse più strette del fiume Viganella, tra i territori di Cocquio Trevisago e di Gemonio. Qui nacque (nel maggio 1889) e lavorò tutta la vita il pittore Innocente Salvini, a cui il Museo è dedicato. 

Il Museo Salvini è una perla nel verde e nel silenzio, sullo sfondo della panoramica di quell’antico mulino con i suoi possenti e arcaici meccanismi perfettamente conservati e funzionanti.
Nella grande Sala è allestita una esposizione permanente con alcune tra le più significative opere del grande pittore lombardo Innocente Salvini, e può ospitare convegni e seminari.

Forti sentimenti verso la natura, verso terra sono contenuti nei quadri del Museo Salvini oltre alla famiglia e la vita quotidiana oltre all’affetto profondo verso il suo mulino, è un particolare esito cromatico che unisce la tecnica dei Macchiaioli coi principi del Divisionismo di Previati. 

La sua pittura resterà sempre al di fuori di scuole e movimenti, in una patria solo sua, distanziata da qualunque altro "realismo" italiano dell'epoca. Solo nel 1950 delle sue opere erano presenti alla XXV Biennale di Venezia e nel 1966 Monsignor Macchi, segretario di Paolo VI, acquistò delle sue tele per la collezione d'arte contemporanea dei Musei del Vaticano. Innocente Savini è legato alla sua terra e realizzò ad Arcumeggia e a Laveno alcuni affreschi.

Una galleria annessa al mulino ed adibita a pinacoteca, ospita eventi e manifestazioni culturali. 
Un posto davvero unico da non mancare, assolutamente. 

Museo Innocente Salvini
Contrada Italo Salvini
21034 Cocquio-Trevisago
www.museosalvini.it


Cunardo - Fornace Ceramica IBIS

La tradizione dell’arte della ceramica a Cunardo trova le sue origini ai tempi di Tiberio. 
I fratelli Gianni e Giorgio Robustelli, delle ceramiche Ibis di Cunardo, in località le Fornaci, hanno raccolto l'eredità dei genitori e hanno superato i cinquanta anni di attività.

Tra le illustri firme rimaste alle Fornaci si leggono quelle di Fontana e Burri, di Guttuso e Ennio Morlotti, di Baj e di Schumacher. Importante è la presenza alla fornace di Aldo Carpi e il ricordo delle gustose liti tra Guttuso e Alberto Milani. Anche Piero Chiara veniva a dilettarsi alle Fornaci, tanto da aver lasciato una collezione di piatti, dipinti di sua mano e destinati a essere riprodotti sulle copertine di alcuni suoi romanzi. Vittorio Tavernari ha sua volta prodotto per gli amici Robustelli le sue uniche ceramiche. Piaceva lavorare qui anche ai Frattini, padre e figlio, a Spaventa Filippi e Sergio Pasetto, a Gottardo Ortelli e Luciano Ferriani. 

La bellezza di lavorare con le mani e con la fantasia, l’artigianato di alta qualità è una bellissima opportunità per le nuove generazioni, e qui a Cunardo esiste un esempio da copiare. 

Ceramica Ibis - Ceramica Artistica Artigianale
Via Fornaci, 3, 21035 Cunardo
Tel. +39 0332716018


Curiglia Monteviasco - I Mulini di Piero

I Mulini di Piero sono costruzioni completamente in pietra in un luogo magico. Si arriva da stradine tortuose di sassi, mulattiere e gradini in pietra in un’atmosfera piena di silenzio irreale. L’atmosfera è quella di atri tempi. 

I mulini di Piero sono costruzioni tipicamente montane, costruite con roccia e legno locale, e dove le tradizioni sopravvivono grazie ai suoi abitanti e ad un lavoro recentissimo di ristrutturazione: tra aziende agricole che allevano capre e lavorano i formaggi caprini, sorge questo interessante nucleo di edifici rurali. 

L’area si estende sulla sponda del torrente “Giona”; le notizie riferite alle prime costruzioni risalgono al 1722 (Catasto Teresiano, casa con mulino di Catenazzo Giacomo).

Percorrendo il sentiero che affianca i mulini, è possibile raggiungere altre località montane immerse nel verde dei boschi e molto tranquille, come Biegno, Cangili, Monterecchio fino ad arrivare, seguendo la strada forestale, all'Alpe Forcora. 


Valganna - Il Maglio di Ghirla

Edificato sul torrente Margorabbia a sud di Casanova e Raglio e non lontano dal Lago di Ghirla, il Maglio di Ghirla rappresenta un esempio significativo di archeologia industriale. Notizie certe sulle attività siderurgiche, qui intraprese, sono documentate a partire dal XVIII secolo. Un primo atto di vendita della “fucina di Girla” alla famiglia Pavoni, che la mantenne fino a metà XX secolo, risale al 1791. 

Fin dal Quattrocento, il maglio a testa d'asino veniva, in genere, impiegato nella spianatura delle vergelle e dei masselli di ferro incandescenti, rifiniti in seguito col martello sull'incudine. Non di rado venivano recuperati rottami di ferro. 
Nel maglio si forgiavano principalmente attrezzi agricoli ed utensili da maniscalco, oltre a diversi strumenti propri delle mansioni artigiane locali (vergelle, pialle, raspe, ecc.), erano qui impiegati una decina di operai e, nel 1813, produceva 220 quintali di manufatti

Il maglio conobbe notevole diffusione nelle aree alpine e specialmente prealpine, grazie all'abbondanza di acqua e legname.
L’autenticità della struttura e il bellissimo ambiente in cui è immerso rendono il Maglio di Ghirla una tappa obbligata, per chi si trova a passare nelle vicinanze.


Valganna - Mulino Rigamonti

Questo caposaldo della tradizione artigiana cunardese, nascosto alla vista e traffico che scorre poco discosto sulla provinciale, dà il benvenuto a chi entra nel territorio cunardese percorrendo la Valganna in direzione Nord. 
Il mulino Rigamonti, adagiato sulla riva di una roggia molinaria di derivazione del fiume Margorabbia, è assegnato dalle mappe al territorio di Cunardo, anche se vi è chi lo dice a Ghirla. La famiglia Rigamonti è proprietaria da oltre due secoli di questo gioiello che racconta la storia di intere generazioni vissute nelle vallate, gente laboriosa che sino a mezzo secolo fa trascorreva le giornate sulle terre avare della Valganna e della Valmarchirolo e che aveva il granoturco come prodotto fondamentale di un’economia povera. Granoturco che veniva poi portato a macinare agli allora numerosi mulini per ottenerne farina gialla per la polenta. Il mulino Barzago è uno dei rari superstiti di un’epoca onorata dall’ininterrotto lavoro della famiglia Rigamonti.
La costruzione del mulino si perde nei secoli. Notizie certe si hanno a partire dal 1787, quando la famiglia Rigamonti acquistò l’impianto da Pasquale Aimetti abitante “nel luogo di Ganna, pieve di Varese, Ducato di Milano” come annota l’atto ufficiale di allora, gelosamente custodito  in  originale negli archivi di famiglia. La famiglia Rigamonti proveniva da Barzago, in Brianza. Ecco il perché della denominazione Molino Barzago, denominazione che ha poi contrassegnato anche la località.
E’ un mulino ad acqua. L’acqua della roggia di derivazione viene convogliata in un canale così che, per caduta, fa girare una ruota idraulica verticale in ferro. E’ il movimento di questa ruota a produrre l’energia necessaria per il funzionamento, tramite una serie di cinghie e di ingranaggi, di tutte le attrezzature necessarie alla macinazione: le macine, la tramoggia, il buratto.
Si macina granoturco da cui si ottengono: farina integrale, crusca, farina da polenta gialla fine e grossa. La farina così ottenuta racchiude in sé tutti gli elementi nutrizionali di cui il chicco di granoturco è ricco e una volta trasformata in polenta da’ un prodotto inconfondibile. 
La ruota del mulino Rigamonti, immutata, continua a girare grazie alle incessanti e appassionate attenzioni della famiglia Rigamonti. Tutto l’impianto è dell’epoca e completamente funzionale.  Il mulino Rigamonti è oggi meta di visite da parte di scolaresche e appassionati, che al mulino scoprono come con la forza dell’acqua dal chicco di granoturco si otteneva e si continua ad ottenere un alimento della tradizione alimentare contadina. 

Rigamonti Riccardo & C. snc
Mulino
Via Varesina, 38, 21035 Cunardo


Curiglia Monteviasco - Borgo Rurale

Percorrendo la strada per Agra e Curiglia si raggiunge Monteviasco, gioiello della Val Veddasca incastonato sulle Prealpi che sovrastano il Lago Maggiore, a cui si arriva solo salendo a piedi tramite una mulattiera a scalini o prendendo una funivia. Gli edifici rurali, costruiti in pietra con i ballatoi in legno che si susseguono nella particolare architettura del borgo, sono una spettacolare testimonianza della cultura materiale e tradizionale di questa valle. Poco sopra il paese si trova l’osservatorio astronomico. 
Nei punti di ristorazione associati alla Strada dei Sapori si possono degustare i prodotti tipici del territorio come i salumi e i formaggi caprini tra cui il Furmagit de càvra o “Tomino di Monteviasco”, saporito formaggio di antichissima origine.

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